IL CANTO VUOLE ESSERE LUCE
Federico Garcia Lorca
 
Il canto vuole essere luce.
Nel buio ha il canto
fili di fosforo e di luna.
La luce non sa che cosa vuole.
Nei suoi limiti opalini,
incontra se stessa
e se ne va.!
 
Per quanto vi siano molti aspetti nel Flamenco, 
sono tutti fondati su una  cosa sola: la vita.
 
E nella vita di Vanessa Nicola, nata a Coira il 16 giugno 1970, il Flamenco occupa un posto centrale. Sogna di ballare fin da bambina, come se il suo corpo avvertisse - in modo non ancora consapevole - il bisogno di esprimersi attraverso il movimento, lo spazio, il tempo, il ritmo. Il corpo, dunque, come strumento di comunicazione e libertà, sensibile e permeabile alla cultura gitana. Le vacanze trascorse nel sud della Francia a Les Saintes Marie de la Mer – luogo simbolo dei gitani e meta di pellegrinaggio – hanno infatti segnato il suo destino, nella misura in cui hanno contribuito a portare in superficie una passione profondamente radicata in Vanessa: il flamenco.
 

La formazione di base
La passione non basta: la danza non è solo creatività, richiede disciplina, lavoro, controllo, allenamento. Vanessa ottiene il diploma della “Zürich Tanz -Theater-Schule” (Moving Factory di Zurigo). Una scuola molto esigente dove ha imparato la tecnica di base della danza lavorando molto intensamente giorno per giorno. Un lavoro sul corpo – per acquisire forza, elasticità, mobilità, velocità, equilibrio, coordinamento, controllo – ma anche sulla mente, per rafforzare la concentrazione, l’autocontrollo e la capacità di reazione agli stimoli. Nel suo percorso formativo – comprendente danza classica, danza contemporanea, jazz, tip-tap e flamenco – Vanessa Nicola ha potuto naturalmente curare e sviluppare l’espressione artistica, che rappresenta la dimensione più personale e intima della ballerina.
 
Nel 1998 parte per la Spagna, a Jerez de la Frontera, dove per due anni si dedica esclusivamente a perfezionare l’arte del flamenco, con maestri di grande esperienza e di grande fama: Juan Parra, Chiqui de Jerez, Raffaella Carrasco, Belèn Maya, Alejandro Granados, Milagros Menjibar, Mercedes Ruiz, Irene Carrasco e altri ancora. La tappa spagnola rappresenta per Vanessa Nicola un’esperienza professionale determinante, ma soprattutto un’esperienza di vita di straordinaria intensità. Vivere e condividere la quotidianità di un popolo e di un luogo – Jerez de la Frontiera - dove il flamenco si fonde e si confonde nell’aria che si respira, significa aprirsi e rendere possibile quella contaminazione culturale, artistica e spirituale necessaria per cogliere l’essenza stessa del Flamenco.
 
La formazione di base è naturalmente arricchita da corsi e stage di perfezionamento che Vanessa Nicola segue regolarmente: per coltivare la propria passione, ma anche per acquisire nuovi stimoli didattici.

 
La scuola “Rosa de Fuego”
Dal 2000 Vanessa Nicola dirige in Ticino la propria scuola di flamenco “Rosa de Fuego”, che offre corsi di diversi livelli e stage di perfezionamento. Imparare a ballare il Flamenco implica un percorso di apprendimento lungo che richiede passione, impegno, costanza e tanta pazienza. Il ballo Flamenco è un buon modo per conoscere meglio il proprio corpo e i propri limiti, per lavorare sulla postura e il coordinamento, per appropriarsi del ritmo e del proprio respiro, per rafforzare il baricentro e l’equilibrio.
 
Gli strumenti acquisiti attraverso la formazione accademica di base e gli stimoli accumulati attraverso i momenti di perfezionamento, si traducono concretamente anche nell’approccio didattico di Vanessa Nicola. Grazie alla sua sensibilità e alla sua esperienza, nell’insegnamento cerca sempre di trovare un equilibrio tra la rigorosa cura di ogni singolo movimento e il piacere di lasciare ad ogni allievo la possibilità di esprimersi liberamente per abituarsi alle sonorità e ai colori del Flamenco.
 
Il flamenco, infatti, richiede ascolto e studio. Trasmettere questa cultura implica la capacità di sapere adeguare il tipo di insegnamento alla classe che si ha di fronte, senza venir meno ai fondamenti del Flamenco. Per promuovere e fare conoscere il Flamenco, la scuola “Rosa de Fuego” organizza regolarmente anche degli spettacoli, costruiti in modo molto attento e filologico, nel pieno rispetto di una tradizione molto complessa.
 
Il ballo flamenco implica la padronanza del linguaggio del corpo, fatto di pochi segni convenzionali e di molta capacità individuale di trasmettere emozioni. La difficoltà di esecuzione consiste soprattutto nel controllo della postura e nell’isolare i movimenti.
 
Uno degli strumenti principali del Flamenco inteso come danza, sono i piedi. Da soli, o accompagnati da una chitarra, danno corpo ad una musica molto speciale: con il loro incessante battere - a tratti frenetico, a tratti calmo e melodico e poi di nuovo rapido e deciso – i piedi generano una partitura musicale unica nel suo genere, dove il ritmo diventa il cuore di tutto. Ma l’anima del Flamenco è il canto che, al pari del “baile” (ballo), comprende diverse forme, tra cui “el cante jondo” (profondo), un canto intenso e tragico, che pare un lamento che parte dalla parte più profonda dell’anima.  Nel ballo flamenco, nato come rappresentazione individuale di uno stato d'animo, entra naturalmente in gioco anche il movimento di mani, braccia, fianchi, senza dimenticare lo sguardo.


 
Le origini di una cultura
Il Flamenco è una danza, una musica e un canto riconducibili alla cultura gitana, ma le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Nel Flamenco si sono infatti sedimentate impronte culturali ereditate da un lato dal patrimonio musicale andaluso (a sua volta sintesi di matrici ebraica, cristiana, bizantina, musulmana e moresca) e, d’altro lato, dalla tradizione culturale gitana, di matrice indo-pakistana. L’Andalusia - terra arida e spartana marcata dalla vicinanza con l’Africa – rimane comunque l’eterno punto di riferimento del Flamenco.
 
Nel Flamenco – voce dell’anima, veicolo di emozioni e sensualità che si liberano attraverso i gesti - l’interprete è al tempo stesso creatore, alla ricerca dell’equilibrio tra tradizione e innovazione, tra impronta storica e improvvisazione. Il Flamenco è dunque anche ricerca, ritorno alle origini e allo stesso tempo fughe in avanti:
 
"Abbiamo appreso dai nostri vecchi quello che essi appresero dai loro. Abbiamo assimilato la musica e la trattiamo a modo nostro, come essi hanno fatto prima di noi. il Flamenco non è cimelio da museo, ma una forma d'arte viva ed in divenire, e come tale lascia spazio alla interpretazione personale dell'artista. (...) È essenziale essere creativi nel contesto del Flamenco: non si può suonare all'infinito il materiale di altri, ma bisogna cominciare ad inventarne di proprio; altrimenti si è destinati ad essere molto infelici". (Paco Peña).

Contatti:  

Vanessa Nicola Amestoy

natel   +41  79 689 65 14

flamenco@rosadefuego.ch

Vanessa  Nicola  Amestoy

ballerina e insegnante di Flamenco
Tra passione e formazione

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